Condannato Per Omicidio Stradale

Sarebbe stato alla guida dell’auto pur essendo in stato di ebbrezza e non avrebbe rispettato le nonne di sicurezza previste dal codice stradale, finendo per causare un incidente costato la vita a quattro suoi amici.

È stato condannato per omicidio stradale a una pena di cinque anni e sei mesi Andrea Cossari, il conducente 27enne della Fiat Panda che il 21 agosto 2016 fini semi-distrutta in un incidente stradale autonomo avvenuto sulla 106 a Santa Caterina dello ionio nel quale morirono quattro giovani di Badolato: Pasquale Papaleo, 25 anni; Lorena Lopilato, 24; Vittoria Lopilao, 23: Francesca Bressi, 24, deceduta il successivo 19 settembre all’ospedale “Pugliese” di Catanzaro.

Ieri la conclusione del processo di primo grado con rito abbreviato (che ha comportato lo sconto della pena di un terzo) durante il quale sono stati esaminati i diversi aspetti del tragico incidente, avvenuto in-torno alle 19.50 di una domenica d’agosto che sarebbe dovuta essere di festa e che ha invece gettato nello sconforto un’intera comunità: i cinque giovani stavano infatti facendo ritorno da un matrimonio di amici nella vicina Riace.

In aula davanti al gup Paolo Marioni sono state vagliate le diverse perizie. quella presentata dalla difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Marco Sinopoli, e quella della pubblica accusa; i familiari delle vittime si sono costituiti parte civile e sono stati rappresentati dallo studio Staiano.

Con la sentenza, il giudice ha fatto sostanzialmente proprie le ricostruzioni dell’accusa, a partire dalle condizioni dell’automobile – in particolare lo stato di usura degli pneumatici posteriori fabbricati a ottobre 2009 e non più in condizioni di tenuta ottimali – alla velocità dell’auto, che sarebbe stata superiore al limite dei 90 km/h, precisamente intorno ai 98; passando per il tasso alcolemico che gli è stato riscontrato al pronto soccorso, pari a 1,38 g/l contro un limite massimo di 0,80.

L’analisi degli elementi è partita prima di tutto dall’individuazione del conducente della Panda, in quanto la difesa di Cossari aveva messo in dubbio che fosse il proprio assistito a guidare l’utilitaria, peraltro di proprietà della madre del giovane.

I fotogrammi estrapolati dalle telecamere lungo il tragitto, è emerso in aula, hanno invece mostrato alla guida una persona vestita proprio come il 27enne e anche altri dettagli all’interno dell’abitacolo, trovati dopo la tragedia, avrebbero confermato la presenza di Cossari al volante: a partire dalle sue scarpe rimaste sotto la pedaliera e dall’asciugamano del quale il giovane aveva avuto bisogno dopo essersi tuffato nella piscina durante i festeggiamenti.

Un dettaglio, quest’ultimo, confermato dallo scambio di messaggi tra una delle passeggere e il suo fidanzato che l’attendeva a Badolato: nella chat si evidenziava la condizione di ubriachezza del giovane, tanto che avrebbe deciso, in maniera del tutto imprevedibile, di tuffarsi nella piscina del ristorante. Le cause dell’incidente secondo il consulente del pm sarebbero state principalmente due: la velocità elevata e la cattiva condizione degli pneumatici; tali elementi avrebbero determinato la perdita di controllo del mezzo che, senza più aderenza, è finito contro un terrapieno carambolando in mezzo alla carreggiata; una dinamica rapida e violenta che ha visto i cinque occupanti, senza i dispositivi di ritenuta, venire sbalzati fuori dalla Panda, con conseguenze dunque fatali per quattro di loro.

Secondo la difesa l’incidente si sarebbe potuto verificare a prescindere dallo stato di alterazione del conducente ma il gup non ha ritenuto che tale tesi fosse da ritenersi valida in quanto non può essere isolata una singola aggravante e fatta una ricostruzione senza considerare i fatti avvenuti nella loro globalità.

Il giudice Mariotti ha quindi condannato Cossari a cinque anni e sei mesi, riconoscendo altresì il diritto al risarcimento del danno alle parti civili da rimettersi in sede civile.

Fonte: Gazzetta del Sud – Francesco Ranieri

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