“Farmacie sempre più penalizzate”

Il dottore Pizzi spiega le difficoltà di raccordo co l’ASP in questa fase così delicata

«Le farmacie si ritrovano nella morsa dell’Azienda sanitaria provinciale e della Regione». Ad affermarlo è Roberto Pizzi, farmacista di Guardavalle centro. Con cui abbiamo parlato delle difficoltà delle farmacie in un periodo così delicato, posto che in questa fase di emergenza assurgono a veri e propri presidi sanitari sul territorio.
«Si è parlato per anni – precisa Pizzi – di concertazione tra le farmacie private e i dirigenti delle aziende sanitarie per il lancio della farmacia dei servizi. Senonché all’inizio del 2020 da parte di Asp si rompono i protocolli d’intesa che contemplavano gli accordi per le forniture di presidi ai diabetici. In questo caso gli economi dell’Asp decurtavano del 10% il già magro guadagno alle farmacie. Seguì che nel mese di marzo dall”Asp ci informavano che i pannoloni agli anziani dei paesi li avrebbero forniti direttamente loro e non più le farmacie. Nel mese di maggio il commissario Cotticelli lamentava che il fatturato farmaci in Calabria fosse più alto che in altre regioni. Cosa subito smentita perché il fatturato mutualistico delle farmacie è diminuito del 40% circa, vuoi per il calo prezzi, vuoi per la irreperibilità di molti farmaci e, principalmente, per-ché i farmaci di medio costosono stati sottratti alle farmacie e forniti dalla Regione con la formula della distribuzione per conto».

Dott. Pizzi, quali sono le conseguenze economiche di questa operazione?
«Le farmacie incassano poco più di 4 euro al pezzo distribuito, mentre in Lombardia 9 euro, cioè più del doppio. Se ciò non bastasse, evidenziamo come poco tempo fa il presidente di Federfarma si sia rivolto al Prefetto di Catanzaro per lamentare come i dirigenti dell’Asp intendano rimborsare sottoposto gli ausili per gli stomizzati, per cui si chiude anche questo capitolo. La distribuzione per conto ha sottratto metà del fatturato mutualistico, soprattutto alle piccole farmacie che percepiscono la ottava parte di quanto avrebbero guadagnato con la vendita ordinaria».

Lei ha più volte evidenziato notevoli ritardi dei pagamenti.
«Certamente, mentre per i motivi esposti le farmacie entrano in crisi economica e finanziaria, complici i notevoli ritardi dei pagamenti, si rileva come gli “strateghi” dell’Asp non ce la fanno ugualmente a colmare i deficit strutturali. Questo è un segno evidente che non è la farmaceutica la vera responsabile dei dissesti di quanto vanno inutilmente inseguendo. Ma, come accade spesso e volentieri, le responsabilità vanno ricercate nei punti di intoccabilità e citiamo come esempio la mancata chiusura di circa 100 presidi di guardia medica, tenute aperte a furor di sindaci e sindacati. Purtroppo le politiche regionali sono miopi e unilaterali e non badano che l’azienda farmacia perde sostanzialmente il suo valore commerciale, così che al danno si aggiunge la beffa. Invano decine di farmacisti dell’area grecanica della provincia di Reggio Calabria chiedevano, l’anno scorso, la convezione del servizio prestato o un aumento della indennità di residenza, già accordato dalla Regione Piemonte. Mentre il Dipartimento Sanità della Regione Calabria, in contrasto con lo Stato si permetteva di applicare, negli ultimi 15 anni, la legge sul limite di fatturato penalizzante per le farmacie interessate, al fine di taglieggiarne i guadagni».

Detto questo, le farmacie risultano così penalizzate?
«Stando così i fatti, il futuro non è allettante e più che la costante disponibilità ad offrire servizi, peraltro non graditi e non remunerati, i farmacisti confidino in un cambiamento di rotta e di sensibilità con una rinnovata classe dirigente e una più efficace rappresentanza sindacale e professionale».

Nelle farmacie mancano i vaccini antinfluenzali. Un sud sempre penalizzato?
«Non c’è dubbio. Si sono perse le tracce dei vaccini antinfluenzali, anche questi sottratti al le farmacie, perché le Asp dovevano garantirli alle fasce protette, così quest’anno introvabili o insufficienti. Ebbene, quando erano i farmacisti a fornirli, ad inizio primavera le ditte produttrici si presentavano in farmacia per le prenotazioni d’autunno, quando gia da settembre erano disponibili in tutte le farmacie. Quelli erano i tempi in cui ognuno aveva il suo ruolo definito; in seguito arrivarono, per dirla con Balzac i falsi monaci che rivoluzionarono le attività del paese in cui l’oste diventò sarto, il sarto diventò barbiere e così via, creando scompiglio e confusione. Da questo caos i furfanti ne ricavano giovamento a scapito della incolpavole popolazione o degli inditeci interessati»

Fonte: Il Quotidiano del Sud – Franco Laganà

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