Giuseppe Quaranta: “A La Posta del Poeta il mio menù prende forma nel corso della cena”

Succede a volte di trovarsi in un luogo che non ti aspetti e che sa stupirti. 


Questo è il caso del ristorante La Posta del Poeta, in Valdarno e precisamente a Piantravigne, nel comune di Terranuova Bracciolini, tra lo spettacolo rurale delle Balze di argilla.

Qui lo chef Giuseppe Quaranta ha portato nella sua avventura un’idea rivoluzionaria: il menu che non esiste. Un’idea nata dal desiderio di personalizzare quanto più possibile l’esperienza del commensale. Quella di Giuseppe Quaranta è una cucina semplice, che si fonda su un’ottima scelta di materie prime e una grande inventiva nell’accostare sapori e nel presentare i piatti. 

Giuseppe è originario della Calabria, ma vive da qualche anno qua in Toscana. È un uomo che non teme lo stravolgimento degli schemi, né tantomeno percorrere strade più ardue e non convenzionali. Un oste moderno, che non ha paura di provare, di improvvisare.

E rischia, presentandosi senza tanti fronzoli, esattamente come è. Proprio come La Posta del Poeta, un ristorante privo di orpelli e sovrastrutture inutili. Un ambiente caldo e accogliente, che prende forma nel corso della cena, mentre i clienti si lasciano conquistare dai piatti travolgenti e dal carattere unico.

La nostra intervista allo chef Giuseppe Quaranta de La Posta del Poeta.

1. Giuseppe, come scegli il menù de La Posta del Poeta?

“In modo introspettivo. Mi leggo dentro e poi cerco un legame fra il piatto e la ricerca dell’emozione che voglio trasmettere in quel momento. Inizio con un piatto ma non so mai dove andrò a finire. Il mio è un menù in divenire.
A me interessa che i commensali cenino in un ambiente accogliente, ricco di spunti culinari in grado di arricchire il loro bagaglio enogastronomico. Conoscendo gli ingredienti e scegliendo buoni prodotti, le buone ricette arrivano da sole”.

2. Come hai avuto l’idea di questo tipo di proposta culinaria?

“Quello che faccio oggi a La Posta del Poeta è il frutto di una lunga ricerca, è il risultato di quello che ho imparato in una vita da autodidatta, da persona che ama ricercare l’origine dei piatti. La cucina è basata sulla conoscenza degli ingredienti, più che sulla tecnica”.

3. Cosa non deve mancare nel tuo ristorante?

“Non deve mancare l’empatia tra lo staff e gli ospiti, il trasmettere sensibilità anche nel piatto, la buona comunicazione”.

4. Ti interessano i riconoscimenti culinari?

“Non mi interessa la fama. Io faccio quello che mi piace, amo cucinare, ma non mi piace essere sotto ai riflettori, anzi se posso lo evito. Per me la quotidianità, è la bellezza di questo mestiere. Non cerco di diventare famoso o di avere successo, per me il vero successo è saper far stare bene i miei ospiti”.

5. Qual è la tua idea di ristorazione?

“Un tipo di ristorante in cui non ci si relaziona attraverso l’etichetta, ma in cui si cerca un rapporto empatico con il commensale e dove il ruolo di vero protagonista sia lasciato al menù”.

6. Qual è il tuo piatto preferito?

“La pasta, in tutte le sue declinazioni”.

7. Qual è un piatto che avresti voluto creare tu?

“Non c’è, perché mi piace creare continuamente in cucina, elaborando ricette conosciute e creando mie alchimie personali”. 

8. Descriviti utilizzando tre parole…

“Pragmatico, umile, sicuro di me”.

9. Se non fossi diventati chef quale lavoro ti sarebbe piaciuto fare?

“L’agricoltore”.

10. Due sapori che non possono essere accostati?

“Non ci sono al mondo sapori che non possono essere accostati. Tutto sta nei giusti equilibri. Anche dolce con dolce possono trovare il loro giusto perché. Ci gioco continuamente sugli equilibri dei sapori e anche questa è una bella sfida”.

11. L’ingrediente più importante per te in cucina?

“Da calabrese dico l’olio. Più del sale, perché il sale puoi riuscire a sostituirlo bilanciando gli altri ingredienti. L’olio no”.

12. Un piatto veloce per fare bella figura con gli amici?

“Spaghetti aglio olio e peperoncino. Un classico dal gusto impagabile”.

13. In quale città sceglieresti di aprire un ristorante?

“Non amo le città. Sicuramente mi piacerebbe aprirlo in montagna”.

14. Le tue ricette sono colorate e profumate: quanto contano i ricordi di infanzia nei tuoi piatti?

“La cucina riesce a evocare i ricordi più belli dell’infanzia, le belle sensazioni che riportano all’idea di casa, alle mamme e alle nonne. I profumi e gli aromi rimangono impressi nella nostra memoria come una bella canzone e servono a riproporre piatti ricchi di amore e dei sapori dell’infanzia”.

15. Qual è la qualità migliore che uno chef deve avere?

“Mantenere l’umiltà delle mamme e delle nonne”.

Fonte: http://www.valdarnoatavola.it/giuseppe-quaranta-posta-del-poeta-mio-menu-prende-forma-durante-cena/?fbclid=IwAR1Fhdb3oELxdfORWGlX55t1Tjc6W5rsMjfItsS_AuqY320QzdJHrJAWY5I

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