I dubbi sulla scelta tecnologica della app “Immuni” contro il coronavirus

Una app per tutti. Per tutelarci, per preservarci, per proteggerci. Una app voluta dallo Stato, realizzata da privati, utilizzata sugli smartphone, con l’obiettivo di “costruire” una vista sulla immunità di gregge. Il commissario straordinario Arcuri ha firmato, ma le perplessità sull’intera operazione sono moltissime. Vediamole.

La procedura di assegnazione

Sono oltre 300 le app che sono state presentate, la scelta è stata fatta con criteri non trasparenti: non sappiamo quali. Si sa solo che la app avrebbe dovuto rispettare l’anonimato e usare Gps/Bluetooth (vedi sotto). Nella compagine societaria dell’azienda che la produce e della società di marketing che collaborerà alla sua promozione sono presenti investitori “pesanti” legati al mondo della politica e dell’industria, direttamente o per affiliazione. È presente anche un centro medico privato. Non è un problema legale, ma pone interrogativi importanti anche perché si tratta di una app che verrà utilizzata dal Governo, non da enti privati o locali.

Coronavirus: le perplessità sulla scelta tecnologica

La diffusione della app e dei telefonini

La app Immuni si baserà sull’utilizzo di sistemi di raccolta dati derivanti dalla capacità degli smartphone moderni, che sono sostanzialmente iPhone di Apple o telefoni di Android. Il problema è che in Italia almeno il 20% della popolazione non ha uno smartphone, compresi bambini e anziani, questi ultimi fortemente a rischio. Inoltre, da noi uno smartphone su quattro è un iPhone (e Apple attualmente non abilita funzione di tracciamento via Bluetooth). Apple e Google lavorano alla realizzazione di un kit che permetta di fare il tracciamento, ma nel mondo Android avrà bassissima diffusione stante la estrema frammentazione dei dispositivi e l’impossibilità di aggiornarli (i singoli produttori non abilitano questa funzione). Non si tratta cioè di scaricare solo una app ma anche di predisporre delle componenti al di sotto del sistema operativo.

Google ha annunciato che però manderà l’aggiornamento tramite i suoi Play Services. Se ci riuscirà, non sarà necessario un aggiornamento e tutti gli Android dalla versione 6 in su potrebbero diventare compatibili.

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