Il pericolo transita sui ponti

Chiesta la rimozione delle barriere in cemento

Antonio Pisa di S. Cesaro (Roma) – segretario sez. Pci, attualmente residente a S. Andrea, e Vincenzo Carioti di S. Andrea dello Jonio, referente locale del Pci, lanciano l’allarme dopo la posa di barriere in cemento sui ponti sulla 106: Alica, Gallipari, Vodà e Ponzo. E, per segnalare la pericolosità delle strutture, hanno scritto al Prefetto di Catanzaro, Francesca Ferrandino, e ai sindaci dell’Unione dei Comuni del Versante Ionico di Isca. Nell’oggetto della lettera si legge: “Diffida e messa in mora dei responsabili della sicurezza sui ponti”. Nella premessa evidenziano che le caratteristiche tecniche delle costruzione dei ponti hanno sempre garantito il libero deflusso delle acque piovane provenienti dalle montagne, della circolazione dei mezzi pesanti, di auto di ogni genere, oltre ai diffidi e pedoni, costringendo invece gli ultimi a farlo a proprio rischio e pericolo, camminando sulla corsia delle auto e dei mezzi pesanti. Tutto questo – scrivono – a causa dell’intervento effettuato dall’Anas nel considerazioni tecniche, sugli allagamenti del 1951-72 e 2000, quando su di essi vi erano solo ringhiere e marciapiedi. ‘Oggi invece – proseguono – gli ultimi ostacoli/barriere sono elementi di forte impatto e pericolo”. Nella missiva si fa riferimento ad una iniziativa pubblica del 2015, notificata ai sindaci e all’Anas da parte del Partito Comunista Italiano. Si dice anche che l’intervento di appesantimento dei ponti crea solo pericoli e mette a repentaglio la vita dei pedoni, mentre l’Anas sostiene il contrario. Nelle conclusioni i due esponenti del Pci chiedono l’immediata rimozione delle barriere poste sui ponti, ritenendole in netto contrasto con la L. 231-2000 “Testo unico della sicurezza”. Da qui l’invito ai sindaci, qualora l’Anas non dovesse provvedere alla rimozione delle barriere, si a provvedere alla rimozione utilizzando tutti i poteri in materia di sicurezza, a tutela dei cittadini costretti a camminare sulle corsie riservate alle auto e ai mezzi pesanti, addebitandole spese all’Ansa. Nel contesto di cautelarsi da eventuali responsabilità civile e penale”.

Fonte: Il Quotidiano del Sud – Franco Laganà

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