Il prefetto di Catanzato ordina al sindaco l’immediata rimozione dell’effigie posta davanti al Municipio

Montano le polemiche dopo il caso sollevato dalla trasmissione “Striscia la Notizia”

La statua di Sant’Agazio, donata al Comune di Guardavalle dalla famiglia Gallace, ritenuta una delle più temibili cosche di ‘ndrangheta, dovrà essere rimossa. Il prefetto di Catanzaro Francesca Ferrandino ha scritto al sindaco Pino Ussia, per ordinargli immediatamente la rimozione. L’effigie che raffigura il santo patrono della cittadina ionica è stata installata nel 2007, su autorizzazione del Consiglio comunale dell’epoca e da allora fa bella mostra di sé davanti al municipio nel centro storico di Guardavalle, con tanto di targa ai piedi del santo che indica la provenienza della donazione. All’epoca della donazione, era sindaco Antonio Tedesco, mentre Ussia era il suo vice. Da allora si sono susseguite diverse amministrazione e per un anno, dal 2012 al 2013, il Comune è stato retto da un commissario prefettizio, a seguito delle dimissioni dell’allora sindaco Giuseppe Tedesco. Dopo lo scandalo, scoppiato a seguito del servizio di “Striscia la notizia”, il sindaco ha dichiarato che la statua sarà rimossa e che giovedì prossimo si terrà il Consiglio comunale per procedere all’annullamento della delibera di installazione dell’effigie. «Solo fango sulla nostra comunità – ha commentato – la storia non è come l’ha raccontata la trasmissione di Canale 5; anche il mio “fuori onda” è stato estrapolato da un discorso più ampio che si stava facendo; nel 2007 un gruppo di cittadini ha raccolto le firme per poter posizionare la statua del santo patrono. A me risulta che il donatore della statua sia una signora di nome Gallace, che sta a Roma, è che solo un parente dei Gallace di cui si è parlato. In ogni caso – ha dichiarato Ussia – all’indomani della visita di Brumotti abbiamo scritto al comandante della Compagnia dei carabinieri di Soverato e alla Prefettura per avviare la procedura e il pomeriggio di lunedì, prima ancora che andasse in onda il servizio, ho riunito tutti i consiglieri. Ringraziamo il procuratore Gratteri per l’attenzione dimostrata per la vicenda, ma noi sappiamo cosa fare». Ma se il sindaco, dopo la ribalta nazionale, sembra avere adesso le idee chiare su cosa fare, la comunità di Guardavalle non ha una voce unanime sull’intera storia. Così, c’è chi nega tassativamente anche di avere un’opinione sulla vicenda, trincerandosi dietro un «non mi interessa», o un «non lo so» e chi si spinge a dire che avrebbero dovuto pensarci i carabinieri e la magistratura, sottolineando che quella statua sta lì da oltre dieci anni e che nessuno si sarebbe mai mosso per farla rimuovere. «Perché se ne parla solo adesso?», è il commento di un commerciante. E alla domanda se la statua vada rimossa, c’è chi risponde di sì, ma che non è dai cittadini che deve arrivare la richiesta. Qualcuno è convinto che per quello che rappresenta simbolicamente vada senz’altro rimossa, ma che mandando in onda le dichiarazioni del sindaco a telecamere spente, la trasmissione lo abbia messo in pericolo. «È stata una scorrettezza – ha commentato una ragazza – il sindaco se l’era cavata benissimo nel rispondere alle domande di Brumotti, ma è chiaro che chiunque di noi a telecamere spente avrebbe potuto fare quelle affermazioni». E c’è ancora chi, accantonando il giudizio sull’opportunità o meno di mantenere o rimuovere la statua, ritiene che “Striscia la notizia” abbia leso l’immagine della comunità. «Perché presentare il nostro paese come la roccaforte della ‘ndrangheta? – si domanda la titolare di un esercizio commerciale – non siamo tutti ‘ndranghetisti».

Fonte: Gazzetta del Sud – Letizia Varano

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