Rilevatori di velocità annunciati più volte ma mai posizionati

E’ ancora aperta nel Basso Ionio la questione relativa all’installazione di due rilevatori di velocità lungo la cosiddetta “strada della morte”, quella statale 106 che, proprio nel tratto compresso fra Davoli e Guardavalle, ha mietuto più vittime nel corso degli anni. Nell’estate del 2016 un incidente verificatosi all’altezza di Santa Caterina costò la vita a quattro giovani badolatesi. A seguito di quella tragedia, venne valutata, fra le altre cose, anche la possibilità di installare degli autovelox che, in attesa dell’eventuale realizzazione di interventi infrastrutturali per mettere in sicurezza l’arteria “incriminata’, funzionassero da deterrente contro l’eccesso di velocità in un tratto di statale dove, per la sua pericolosità, la prudenza alla guida é un obbligo più che altrove. Eppure a distanza di due anni di quelle due postazioni oggi non c’è neppure l’ombra e la pratica sembra caduta nel dimenticatoio. La proposta di installare due dissuasori di velocità ai chilometri 144 e 152, ovvero fra Badolato e Santa Caterina e fra Santa Caterina e Guardavalle era nata sulla scorta dei dati forniti dalla Polizia stradale nel corso di un incontro al quale erano presenti i tecnici dell’Anas, l’ex prefetto di Catanzaro Luisa Latella, l’Unione dei Comuni e l’associazione “Basta vittime sulla 106” con il suo presidente Fabio Pugliese. Dati che rivelavano una maggiore frequenza di incidenti mortali proprio in quel tratto, sul quale sia il prefetto, che l’Anas che la Polizia stradale avevano autorizzato l’installazione di due autovelox già nel novembre 2016. Di tutt’altro avviso, in quella sede, l’Unione dei comuni che aveva presentato un suo piano della sicurezza che prevedeva, invece, la realizzazione di ulteriori impianti (fra cui un sorpassometro) anche nel tratto Badolato-Davoli. Interventi che l’associazione “Basta vittime sulla 106” apostrofò come mero tentativo di fare cassa, quanto inutili a fronte dei dati sull’incidentalità mortale che non risultavano particolarmente allarmanti. Due mesi dopo l’incontro, la Prefettura, sollecitò l’Unione dei comuni a completare l’iter per autorizzare l’installazione dei dispositivi di controllo della velocità sui tratti già individuati e ritenuti idonei dai sopralluoghi della Polstrada e dell’Anas. L’allora prefetto, infatti, definì dilatoria l’ennesima richiesta avanzata dall’Unione di modificare la posizione delle postazioni, poiché avrebbe comportato l’attivazione ex novo dell’iter e, quindi, lo slittamento della soluzione “di un problema che — scriveva il prefetto — è di particolare interesse per la comunità e la sicurezza dei cittadini degli utenti di quel tratto di strada”. Passano i mesi, ma non cade nulla. Ad un anno dalla tragica morte dei quattro ragazzi badolatesi, l’associazione “Basta vittime” va all’attacco, tuonando duramente contro i ritardi dell’Unione nell’installazione degli autovelox e richiamando alle loro responsabilità gli amministratori locali. Qualche settimana dopo, la giunta dell’Unione dei Comuni approva la proposta del settore Sviluppo del territorio relativa all’installazione di due dispositivi, una al chilometro 144, l’altra non al 152, come già previsto, ma al 148, entrambi nel comune di Santa Caterina. Quella delibera venne inoltrata all’Anas e alla Prefettura. Da quel momento sulla vicenda è sceso il silenzio.

Fonte: Gazzetta del Sud – Letizia Varano

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