Tutti all'Opera. La musica nel borgo

Il progetto, avviato nel 2019, porterà di nuovo la lirica nello scenario naturale del borgo di Guardavalle

“Sì, Franco. Ci riproviamo anche quest’anno!”. È Francesco Menniti al telefono, direttore artistico dell’Associazione Leonard Bernstein di Guardavalle, un piccolo borgo della costa ionica. Ci conosciamo da anni, e so esattamente quanto il Progetto Borgo in Opera sia importante per lui e per la comunità calabrese dove è nato e cresciuto. Lo ricordo giovanissimo quando già studiava musica alla scuola comunale del nostro paese. Poi la passione lo ha portato nelle aule dei Conservatori di Reggio Calabria e Frosinone. Si è diplomato in Fagotto, studi di perfezionamento e concerti in tutta Italia e all’estero. Sono stato felice quando ho visto il suo nome vicino a quelli di Severino Gazzelloni, Eugenio Bennato e altri di questo livello. Quindi il ritorno in Calabria, per dirigere giovani musicisti di età compresa tra gli 11 e i 18 anni dell’Orchestra Giovanile Bernstein. “Bene, dovresti essere contento Francesco”, gli rispondo, “ma dalla tua voce non si direbbe. Cosa succede?” “Il nostro territorio non è soltanto quello raccontato da Striscia la Notizia per la vicenda della statua di Sant’Agazio; è anche quello popolato da persone che hanno dato anima e corpo per aiutarmi nell’allestimento della Cavalleria Rusticana l’estate scorsa.” Il 22 agosto l’opera tratta dalle novelle di Giovanni Verga è stata rappresentata nella piazzetta antistante Palazzo Spedalieri, una costruzione del 1600, davanti a un pubblico numeroso ed entusiasta. “Contavamo di esibirci davanti a qualche centinaio di persone, invece ne sono arrivate più di millecluecento”, prosegue, questa volta divertito, “A un certo punto sono finite le sedie disponibili Allora la gente se le è portate da casa, proprio come quando una volta c’era il cinema in piazza!”. “Non è stato un evento occasionale per riempire una serata estiva, dice il sindaco Giuseppe Ussia, “bensì un primo passo di un progetto articolato ed ambizioso, che è quello di portare l’Opera lirica nello scenario naturale del borgo per valorizzare la nostra storia e coinvolgere fattivamente la comunità». La tradizione musicale di Guardavalle e dintorni ha alle spalle oltre un secolo di storia. Musicisti e apprezzatissimi cantanti si sono distinti in concorsi e concerti sia in Italia che all’estero. Con le loro storie hanno mantenuto viva la passione e l’interesse per la Musica, che accomuna e unisce intere comunità. “Vedi, quando si parla di disoccupazione al Sud, ci si riferisce sempre a fabbriche, posti fissi e cose del genere. Ma esiste anche quella intellettuale. Noi, nel nostro piccolo, nel corso degli anni abbiamo dato opportunità di lavoro a tanti, anche nel campo dell’insegnamento e della pratica musicale”. Gli ricordo che questa è una storia partita da lontano. Dagli Anni ’50 in poi molti artisti di talento del Sud sono stati costretti a emigrare per potersi giocare le loro carte. Nessuna delle grandi città offriva loro studi di registrazione, case discografiche con uffici promozionali, passaggi radiofonici o televisivi. Le strutture per la musica dal vivo non permettevano nessuna reale possibilità di esibirsi in un contesto dignitoso. Era già tutto al Nord: a Roma la Rai, la RCA, la EMI e la Fonit Cetra; a Milano la CBS e la CGD, con canali preferenziali da e verso i mercati europei. Anche per loro sono iniziati i viaggi della speranza. Dalla Calabria sono partiti Loredana Bertè, Mia Martini, Mino Reitano, Rino Gaetano. Hanno lasciato la Sicilia Franco Battiato, Giuni Russo, Marcella Bella, Umberto Balsamo. Poi la Puglia di Al Bano, Nicola Arigliano, Nicola Di Bari, Tony Sant’Agata e perfino Renzo Arbore. Senza Zelig Checco Zalone forse non sarebbe diventato quel fenomeno che tutti noi oramai conosciamo. Provate solo poi a pensare a Napoli: dovremmo iniziare da Roberto Murolo per finire a Pino Daniele. La rivoluzione tecnologica e i social network hanno evitato a Emma Marrone, Dolcenera, Negramaro, Caparezza e tantissimi altri di subire la stessa sorte. E stiamo parlando di “musica leggera”. Le difficoltà di far crescere giovani musicisti senza strapparli al territorio, coltivare e mantenere l’amore del pubblico verso la nostra tradizione classica e operistica, al Sud diventa una impresa titanica. Ma non impossibile. A Guardavalle l’allestimento della Cavalleria Rusticana ha coinvolto musicisti, cantanti, coristi, comparse e direttore d’orchestra. Ma anche scenografi, artigiani, falegnami, sarti e parrucchieri. Un cast di cantanti calabresi. Nel ruolo di Santuzza il soprano Eleonora Pisano, il tenore Romolo Tisano ha vestito i panni di Turiddu, Gabriella Sassi quelli di Mamma Lucia. Il carrettiere Alfio è stato interpretato dal baritono Raffaele Facciollà, Lola Caterina Riotto. Sul podio, alla guida dell’orchestra del Teatro Francesco Cilea di Reggio Calabria il brillante maestro Vito Cristofaro. Maestro del coro Bruno Tirotta, regia della giovane Sofia Lavina Amisich, che ha curato anche scene e costumi con lo stesso Francesco Menniti. Luci firmate da Nicola Procopio. Artisti di valore che hanno scelto di dare il loro contributo alla rinascita culturale e musicale della loro terra. La tradizione ha così la possibilità di rinnovarsi e trovare nuova linfa, anche grazie alla selezione e finanziamento di interventi per la valorizzazione del sistema dei Beni Culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’offerta culturale in Calabria. “La nostra è stata una scommessa”, conclude Francesco, “volevamo dare a tutti la possibilità di assistere a un’opera importante del nostro repertorio pur sapendo delle difficoltà da superare, sia logistiche che burocratiche.”Una scommessa vinta anche grazie all’appoggio della Giunta Comunale che qualche mese fa ha approvato l’appuntamento estivo di .11 Borgo in Opera 2020”.

Fonte: Il Quotidiano del Sud, L’Altra voce dell’Italia – Franco Schipani

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